Confraternita di
San Jacopo di Compostella

Una Guida anche per la Terra Santa

 

"A piedi a Gerusalemme", ora ci possiamo andare tutti, la strada dei pellegrini è aperta. Finalmente è uscita la guida di don Paolo Giulietti, nostro intrepido assistente.

Dopo il cammino fatto a piedi dalla Confraternita nel 2006 per arrivare e "consegnare" i 25 anni di vita confraternale ad Sanctum Sepulcrum, il lavoro per pubblicare la guida era un impegno al quale non ci si poteva sottrarre.
E non si è sottratto don Paolo che in questi due anni è tornato ripetutamente in Terra Santa per riverificare tratti di cammino e per prendere accordi con le ospitalità. Perché lo sappiamo bene: un cammino non si ricostruisce dall'oggi al domani.
Ci vuole pazienza, amore, studio, tempo e cura dei particolari, ripetute verifiche e poi delusioni, modifiche, incontri con tante persone sui luoghi.
Non basta passare una volta, non basta un diario di viaggio o un articolo su un giornale, qualche tavola rotonda con "esperti" e "potenti". Ci si torna, ci si ferma di nuovo, ci si apre al territorio con gli occhi di un pellegrino, con gli occhi di tutti i pellegrini che in futuro passeranno e per i quali si scrive, si disegna, si fanno le notti al computer dopo aver passato le giornate sui sentieri, lungo le strade.
E alla fine si rimane per sempre legati a quel luogo, a quel posto che hai studiato per tanto tempo con tanto amore per gli occhi di altri.
Ne seguirai gli sviluppi, ne vedrai i cambiamenti, soffrirai per gli imprevisti, avrai amici che ti avviseranno delle novità e che proteggeranno i luoghi perché il passaggio dei pellegrini non si interrompa.

Questo vuol dire scrivere una guida per pellegrini. I pellegrini passeranno, saranno sempre di più e tu resterai sempre lì con il tuo cuore a sentirli passare. Tanti neanche ti conosceranno, magari qualcuno penserà anche che avrebbe potuto scriverla meglio lui la guida, ma sono pensieri che passano.
Il servizio che hai fatto resta, la pietra che hai messo rimarrà lì, a crocevia di questo cammino; magari con una freccia gialla verso Santiago e una bianca verso Roma e Gerusalemme perché rincuori il pellegrino timoroso.

Grazie don Paolo per questa guida. Grazie per tutto quello che da questo passo potrà nascere.

Ultreya

A piedi a Gerusalemme

   

















Terre di Mezzo Editore, Milano, 2008

ISBN: 978-88-6169-065-7

17,00 euro

Scheda libro

Dopo Santiago e Roma, in cammino verso Gerusalemme,
a completare i tre famosi pellegrinaggi medievali.
16 giorni a piedi tra Israele e Palestina, sulle orme degli
antichi pellegrini che, sbarcati ad Acri, avevano come
meta la città santa.
L'itinerario, che può essere percorso in entrambi i sensi,
ha come punto focale la "salita" a Gerusalemme.
Ma altre tappe fondamentali sono Nazaret e il Tabor,
il monte delle Beatitudini, Gerico, Betlemme...
Come sempre, spostarsi a piedi obbliga a incontrare le persone, le culture, le religioni. E poi la natura: dalla pianura della costa alla depressione del Giordano alle
colline della Giudea.
L'ospitalità è in monasteri, kibbutz, scuole, ostelli.
Una guida per gruppi di pellegrini ma anche per singoli.

174 pagine
15 tappe con descrizione dettagliata del percorso a piedi (con varianti)
Cartografia di ogni tappa
Visitandum est
Dove dormire

e molte altre Informazioni nei seguenti capitoli :

Territorio e clima
Calendario
Pellegrinaggio e luoghi santi
Visite turistiche
Cosa portare
Dove alloggiare
Avvertenze
Bibliografia ragionata


La Via di Acri

Una via sensata - Una via praticabile - Una via da far crescere


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Qui il Verbo si è fatto carne

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La Confraternita in cammino

1. Un via sensata

Individuare un itinerario per un pellegrinaggio in Terra Santa, rispetto a ciò che accade per le altre piccole e grandi vie della tradizione cristiana, vuol dire fare i conti con una storia a due livelli: quella dei pellegrini che per duemila anni hanno percorso la Palestina; quella di Gesù, egli stesso pellegrino a Gerusalemme più volte durante la sua vita e la sua predicazione. La sensatezza e la coerenza di un itinerario di pellegrinaggio nella Terra del Signore dipende da questa duplice fedeltà.

Il tracciato che è stato individuato per il pellegrinaggio del XXV anniversario di erezione canonica della Confraternita, e che abbiamo chiamato “Via di Acri” ha tentato di rispondere ad entrambi i criteri, pur nei limiti imposti dalla una situazione politica e militare della regione. L’arrivo al porto di Acri, il trasferimento a Nazaret e al lago di Tiberiade, lo spostamento verso sud in direzione di Gerusalemme e la salita alla città santa sono infatti le principali tappe che la tradizione del pellegrinaggio cristiano ci ha consegnato, almeno a partire dal XII secolo. Pur in assenza di un’esatta corrispondenza delle strade scelte con quelle probabilmente percorse dai pellegrini dell’Evo medio, si può parlare di una sostanziale fedeltà della “Via di Acri” al passato. Principale punto problematico è la Valle del fiume Giordano, zona poco ospitale e priva di punti di interesse (se si eccettuano Beit She’an e Gerico): sarebbe probabilmente più filologicamente corretto attraversare le colline di Samaria, ma l’attuale situazione non consente di farlo, non tanto per motivi di sicurezza (i pellegrini sono ovunque rispettati), ma per la presenza di numerosi check point, che possono ritardare o addirittura impedire il passaggio del viandante.

Diversa è la situazione per quanto riguarda la fedeltà agli itinerari di Gesù quali sono descritti dagli evangelisti. Essi non concordano sui movimenti di Gesù: secondo la narrazione lucana, per il suo ultimo viaggio alcune notazioni fanno pensare ad un itinerario attraverso la Samaria; la menzione di Gerico rimanda alla Valle del Giordano (anche se probabilmente sul versante orientale, oggi Giordania). Nonostante tali limiti, è possibile offrire, attraverso le tappe della “Via di Acri” una proposta di sequela dei passi del Signore, coerente con la narrazione lucana. La tabella sottostante illustra tale corrispondenza, fornendo anche una traccia per l’animazione spirituale del cammino..

2. Una via praticabile

Accanto alla questione, assai importante, dei fondamenti, c’è quella, non meno fondamentale, della praticabilità: disponibilità di sentieri e strade utilizzabili dal viandante e di posti in cui fermarsi a dormire sono fattori decisivi per una via di pellegrinaggio. La soluzione che la “Via di Acri” propone si serve, in Galilea, di una rete di strade secondarie e di sentieri che consente di camminare in sicurezza e nel tipico paesaggio locale. La situazione cambia a partire dalla quinta tappa, quando di fatto l’itinerario è legato a doppio filo alla statale 90, strada di grande comunicazione che percorre Israele da nord a sud e che ha l’unico vantaggio di essere spesso fiancheggiata da strade agricole laterali o da larghe banchine: pur non essendo pericolosa, è indubbiamente monotona e lontana dalla tranquillità delle colline di Galilea. Anche la salita a Gerusalemme, dopo la prima, suggestiva parte nello Wadi El-Kelt, deve affidarsi alla statale 1 (quattro corsie con spartitraffico) per risalire i contrafforti della Giudea fino alla città santa. Tale situazione è dovuta alla fatto che in Israele la sentieristica è interamente concepita in chiave di trekking, praticato solo dagli Ebrei, e quindi è legata alle aree naturalistiche e ai siti archeologici.

In relazione al pernottamento la situazione è migliore. Ovviamente non esistono albergues de peregrinos nello stile compostellano! Nei siti cristiani di solito sono sempre presenti strutture gestite da religiosi: costano un po’ (intorno ai 27/30 € per la mezza pensione), però fermarsi presso di loro è un modo concreto per sostenere la presenza cristiana in Terra Santa, oltre che un’occasione per conoscere persone e storie molto interessanti. Nelle altre località ci si può appoggiare alla capillare rete dei kibbutz e degli youth hostess: costano leggermente di più delle case religiose (però offrono sontuosi buffet e – spesso – anche la piscina, che “fa” poco pellegrinaggio, ma dopo una giornata passata sotto il sole ci sta proprio tutta!).

3. Una via da far crescere

La “Via di Acri” è un primo tentativo di tracciare una rotta per il pellegrino cristiano che voglia percorrere a piedi la terra del Signore. Come tale, è certamente migliorabile. È anche possibile individuare altre direttrici, soprattutto legate all’attraversamento della Samaria. Ciò dipende in larga parte dal miglioramento della situazione politica della Palestina. Come sempre, in ogni caso, l’avvenire di una via di pellegrinaggio dipende dal passaggio del pellegrini. Cosa che ci auguriamo e per la quale lavoreremo con l’ entusiasmo e la generosità di sempre.

Ultreia e suseia